Google Business Profile: la guida per finire nel local pack

© Le tre attività che compaiono nel riquadro con la mappa, quando cerchi "parrucchiere vicino a me", si prendono la maggior parte dei clic. Non ci finiscono per caso: ci sono segnali precisi che Google valuta, e quasi tutti dipendono da come è compilato il profilo. Questa è la guida per curarlo come merita.

I tre fattori che decidono chi entra nel local pack

Google è insolitamente trasparente su questo punto: il posizionamento locale dipende da pertinenza, distanza e notorietà. Sembra semplice, ma ognuno dei tre si traduce in cose molto concrete da fare.

La pertinenza misura quanto il profilo corrisponde a ciò che l'utente ha cercato. Si migliora compilando ogni campo, scegliendo la categoria principale giusta e descrivendo i servizi con le parole che usano davvero i clienti — non con quelle del tuo settore.

La distanza è geografica e sembra fuori dal tuo controllo. In parte lo è, ma un profilo con indirizzo verificato, zona di servizio dichiarata e coerenza di posizione su tutte le piattaforme viene mostrato su un raggio più ampio rispetto a uno approssimativo.

La notorietà è la reputazione complessiva: quante recensioni hai, con che frequenza arrivano, quanti siti parlano di te, quanto traffico riceve il tuo sito. È la parte più lenta da costruire e quella che nessun concorrente può copiarti in una settimana.

  • Pertinenza: categoria principale e servizi descritti bene
  • Distanza: indirizzo verificato e zona di servizio coerente
  • Notorietà: recensioni, citazioni sul web, traffico al sito

La categoria principale vale più di tutto il resto

Se dovessi fare una sola cosa sul tuo profilo, sarebbe verificare la categoria principale. È il singolo campo con più peso sul posizionamento locale, e una scelta sbagliata ti taglia fuori da ricerche che dovresti vincere.

Il metodo è semplice: cerca su Google la query più importante per te, guarda le prime tre attività del local pack e controlla che categoria usano. Puoi vederla nel loro profilo pubblico. Se tutte e tre usano "Ristorante italiano" e tu hai messo "Ristorante", stai partendo svantaggiato.

Le categorie secondarie servono per i servizi collaterali, ma non diluire: aggiungerne otto scollegate confonde il segnale invece di rafforzarlo. Tre o quattro pertinenti valgono più di dieci generiche.

Attenzione a un dettaglio che sfugge: la categoria si può cambiare, ma un cambio radicale può azzerare temporaneamente il posizionamento. Fallo con criterio, non a tentativi.

  • Guarda che categoria usano i primi tre risultati
  • Una principale precisa, 3-4 secondarie pertinenti
  • Non cambiarla a tentativi: il posizionamento si azzera

Foto, post e domande: i segnali di attività

Google premia i profili vivi. Un profilo aggiornato l'ultima volta due anni fa comunica, letteralmente, che l'attività potrebbe non esistere più.

Le foto sono il contenuto più visto in assoluto: le attività con foto recenti ricevono molte più richieste di indicazioni stradali e di chiamate rispetto a quelle senza. Carica immagini nuove almeno una volta al mese, con priorità agli interni, al team e ai lavori reali. Le foto scattate dai clienti valgono ancora di più, perché sono percepite come autentiche.

I post — le brevi comunicazioni che compaiono nel profilo — scadono dopo una settimana e vanno rinnovati. Non servono per il posizionamento diretto, ma occupano spazio nella scheda e danno un motivo per contattarti.

La sezione domande e risposte è la più trascurata e la più sfruttabile: chiunque può fare una domanda, e chiunque può rispondere. Prevenire le domande frequenti scrivendole tu stesso e rispondendo con l'account aziendale è perfettamente legittimo e ti evita che risponda qualcun altro al posto tuo.

  • Foto nuove almeno una volta al mese
  • Post settimanali: scadono dopo 7 giorni
  • Compila tu le domande frequenti e rispondi dall'account aziendale

La coerenza NAP fuori da Google

NAP sta per nome, indirizzo, telefono. Google confronta questi tre dati su tutte le fonti in cui trova la tua attività — Pagine Gialle, Facebook, TripAdvisor, portali di settore, il tuo stesso sito — e usa la coerenza come prova che l'attività è reale e ben identificata.

Le incoerenze nascono senza cattiveria: un vecchio numero di telefono su un portale mai aggiornato, "Via" scritto per esteso in un posto e abbreviato in un altro, la ragione sociale con la SRL in una scheda e senza nell'altra. Ognuna di queste piccole differenze indebolisce il segnale.

Fai un censimento: cerca su Google il nome della tua attività e il numero di telefono tra virgolette, e prendi nota di ogni scheda che salta fuori. Poi correggi una per una, partendo dalle più visibili. È un lavoro noioso di mezza giornata che paga per anni.

Assicurati infine che il tuo sito riporti gli stessi dati in modo leggibile dai motori, idealmente con i dati strutturati LocalBusiness nel codice — è il modo più diretto per dire a Google "questa attività è questa".

  • Stesso nome, indirizzo e telefono ovunque, carattere per carattere
  • Cerca il tuo numero tra virgolette per trovare le schede dimenticate
  • Dati strutturati LocalBusiness sul sito

Cosa misurare per capire se sta funzionando

Il pannello statistiche del profilo dice più di quanto sembri, a patto di guardare i numeri giusti. Le visualizzazioni totali sono la metrica meno utile: dicono quante volte sei apparso, non quante volte è servito a qualcosa.

Guarda invece tre cose. Le azioni — chiamate, clic sul sito, richieste di indicazioni — perché sono contatti reali. Il rapporto tra ricerche diretta (chi cerca il tuo nome) e ricerche di scoperta (chi cerca un servizio e ti trova): se la seconda cresce, il posizionamento locale sta migliorando davvero. E le query con cui la gente ti trova, che spesso rivelano servizi che offri ma non hai mai messo in evidenza.

Un'ultima nota: i risultati sul local pack si muovono in settimane, non in giorni, e variano in base a dove si trova fisicamente chi cerca. Non giudicare il posizionamento cercando dal tuo ufficio, che è il punto in cui sei per forza primo.